Comunicato Stampa 31 Ottobre 2013

Recupero ambientale, cultura, didattica, storia e tempo libero per restituire l’Isola San Biagio a Venezia e alla laguna veneta.

Venezia, 30 ottobre 2013 – Un’isola costruita dall’uomo che per anni è stata adibita a discarica, un’azienda che ha convertito la centrale nucleare di Kalkar in un parco per famiglie, il sapere scientifico dell’università affacciata sul Canal Grande, sono i protagonisti di un ampio progetto volto a creare un Polo dedicato a cultura, recupero di storia e antiche tradizioni lagunari, svago e tempo libero nel cuore della laguna veneta.
Zamperla, azienda leader nella realizzazione di aree polifunzionali, nota per i progetti realizzati in tutto il mondo (Coney Island, Kalkar, Russia etc.), in collaborazione con Fondazione Università Ca’ Foscari che con Zamperla collabora da oltre un anno attraverso attività di ricerca, presenta oggi, nella sede dell’ateneo, il progetto di riqualificazione dell’Isola San Biagio: dall’ex inceneritore alle nuove prospettive di tutela dell’habitat naturale e valorizzazione del patrimonio storico di Venezia e della laguna.
Il progetto prevede una prima fase di indagine e preparazione dell’area, con i relativi interventi di risanamento dai danni provocati dalla precedente destinazione d’uso e una seconda fase dedicata alla costruzione di un Polo polifunzionale che grazie alle più recenti tecnologie, tratte dal mondo dell’entertainment, si proporrà  come strumento di conoscenza dell’antica storia di Venezia e della laguna veneta. Realtà aumentata (innovazione tecnologica anelata dai musei di tutto il mondo) per residenti, turisti e scolaresche per ripercorrere il passato con un approccio emozionale ed esperienziale, aree didattiche interattive per supportare le scuole nella sperimentazione ludica delle fonti energetiche ecosostenibili, un teatro che si integrerà alle proposte e agli eventi di Venezia e del suo Carnevale, un tributo a una città famosa in tutto il mondo ma le cui origini sono poco conosciute, spesso anche agli specialisti. E poi un racconto che riporta alle origini delle barene e al loro ruolo fondamentale nell’ecosistema lagunare che non trascura la loro fragilità. 

Il nuovo Polo di Isola San Biagio sarà qualcosa di molto vicino al concetto architettonico e strutturale dei Giardini di Tivoli, a Copenhagen, area immersa nel cuore della città che rispetta e si integra perfettamente nell’ecosistema del giardino circostante, caratterizzandosi però per una connotazione culturale volta a recuperare anche la storia passata per residenti e turisti.

Tanti progetti hanno tentato di affascinare Venezia, patrimonio del mondo, dei veneti e dei veneziani, ma troppi sono gli elementi che spesso frenano il cambiamento perché i fragili equilibri di questa città vanno mantenuti e rispettati. La garanzia di questo nuovo progetto deriva dai protagonisti stessi, Fondazione Università Ca’ Foscari e i docenti dell’ateneo per quanto riguarda la parte storica, culturale, di biologia marina e conformazione lagunare, Zamperla attraverso Team Project rispetto a tutte le fasi di progettazione, costruzione e realizzazione.
Il progetto Isola San Biagio tra le tante opportunità e i vantaggi porterà alcune certezze: il risanamento di un’area che alla pubblica amministrazione costerebbe diversi milioni di euro e almeno 500 nuovi posti di lavoro, tutto il resto è in più.
Alberto Zamperla ha così commentato la presentazione a Venezia: «Abbiamo realizzato ovunque nel mondo progetti importanti garantendo sempre innovazione, sostenibilità ambientale, esperienza, competenza, collaudi meticolosi, massima affidabilità e sicurezza di tutte le nostre architetture, a Venezia non sarà diverso», e ha poi concluso con le parole di Mark Twain «Avrei voluto scriverle io» ha detto «ma non avendolo fatto dovrò usarle in prestito per dirvi che tra vent’anni non sarete delusi dalle cose che avrete fatto ma da quelle che non avrete fatto».
Il Magnifico Rettore di Ca’ Foscari Carlo Carraro: «Abbiamo messo a disposizione di Zamperla, le competenze specialistiche di due docenti del nostro ateneo che da anni si occupano delle origini di Venezia e della vita della sua laguna. E’ l’esempio di cosa concretamente un ateneo può fare guardando al di fuori di sé e di come il mondo produttivo possa trovare nell’Università un partner capace di dare valore aggiunto a progetti imprenditoriali. In questo caso credo che ci siano due aspetti che meritano di essere evidenziati sugli altri: l’attenzione scientifica prestata nell’analizzare la storia delle origini veneziane e nello studiare l’habitat lagunare per una sua ricostruzione fedele. L’altro è il recupero ambientale di una fetta di città che da discarica diventa luogo ripulito, bonificato e restituito ai veneziani e a chi a Venezia arriva».
Patrizia Torricelli, biologa marina dell’Università Ca’ Foscari Venezia, ha fornito la propria competenza scientifica rispetto all’habitat della laguna e la sua biodiversità: «Negli ultimi 200 anni, la superficie complessiva delle barene è diminuita di oltre il 60% – spiega – La progressiva riduzione della superficie barenicola determina la scomparsa di un habitat essenziale per molte specie sia animali che vegetali, oltre ad un’alterazione dei processi geo-morfologici tipici degli ambienti lagunari. Erroneamente si ritiene che le acque della laguna siano poco abitate, se non inospitali. In realtà, sotto il pelo dell’acqua, si nasconde un mondo ricco di vita animale e vegetale, con un susseguirsi di specie diverse man mano si passa dalle zone più confinate vicino alla terraferma fino alle bocche di porto, passando per i canali che attraversano la città».
Sauro Gelichi, archeologo di Ca’ Foscari e fine conoscitore della storia di Venezia, ha dato il proprio contributo sul piano degli studi storici e culturali: «Poiché il Polo ha la specificità di rappresentare una serie di tematismi connessi con la storia di Venezia,siamo stati di supporto a tecnici, ingegneri e creativi nel ricostruire, nella maniera più fedele possibile, gli spazi (dalle architetture fino agli oggetti della vita quotidiana) all’interno dei quali i visitatori si muovono. Lo scopo è stato, ed è, quello di evitare il pericolo di ricostruzioni di ‘genere’, che restituiscano un immaginario fin troppo diffuso ed abusato. Inoltre è allo studio la possibilità di creare un’area specifica che tenti di raccontare, in forma sintetica, le tappe principali della storia di Venezia mantenendo l’aderenza storica».

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